martedì 3 luglio 2012

IL TEMPO E' DILEGUATO





Io sono un "fumettaro" puro sangue, e disegnare per altre realtà non mi interessa. Solo due volte mi sono prestato come copertinista per dei romanzi gialli, per il grande LUCIANO SECCHI e il suo "RICCARDO FINZI" e per un grande amico MARIO UCCELLA e il suo "EMANUELE MANNINO".
Ho notato che con tutti e due non è stato difficile lavorare e rendere graficamente i loro romanzi...mi sono limitato a disegnare i risvolti dei loro caratteri.
Non cercavo, quando mi spiegavano la trama dei loro romanzi, la scena da evidenziare, ma quale parte del loro intimo era in azione.
 Ora lascerò la parola proprio a Mario, che mi ha scritto un pezzo di presentazione del suo primo romanzo "IL TEMPO E' DILEGUATO"...senz'altro farà nascere delle polemiche, ma Mario è così, una persona dura, a volte(sempre) polemico(mai gratuito), ma con un cuore grande come un grattacielo:


"Qualche anno fa ho scoperto d’avere un’altra vena artistica, dopo che, bambino, scoprii il mondo dei fumetti con Tex e Topolino, la capacità d’immaginare mondi e personaggi con la scrittura. Scrittura che non riguardava però i fumetti, come si potrebbe facilmente pensare da uno che scopre a poco più di dieci anni, di saper disegnare come quelli dei “giornaletti”.
"Ho cominciato a scrivere racconti nei primi anni Ottanta, all’uscita del liceo (sono uno di quelli che la sua “notte prima degli esami” la passò in piazza a tifare l’Italia del Mundial spagnolo e ancora prova un brivido a rivedere la corsa impazzita di Tardelli dopo il secondo gol alla Germania Ovest di allora). Erano storie ingenue, realizzate senza preparazione e documentazione, scritte a penna su quaderni scolastici. Affascinato da Larry Mannino, il poliziotto creato da Eugenio Zappietro (Ray Collins) e Angel Alberto Fernandez, pubblicato da Lanciostory, creai un personaggio che si rifaceva in qualche modo ai commissari di ferro dei poliziotteschi italiani, come Maurizio Merli, Luc Merenda e il mai troppo rimpianto Franco Gasparri. Era, gioco forza, un agente scelto della polizia italiana chiamato Emanuele Mannino, ricalcato per sommi tratti sulle fattezze di Ray Lovelock, altro interprete dei film succitati. I tratti si sarebbero poi trasformati in quelli di Robert Redford e le storie si sarebbero tuffate negli anni Ottanta, gli anni “da bere”, complice anche il fatto che il mio personaggio era un siciliano inurbato nella capitale (a)morale d’Italia, la Milano dei socialisti, della cocaina e degli imprenditori rampanti alla “Papi”. Nel corso delle storie, alcune decine di racconti, il protagonista da emulo dell’ispettore Callaghan si sarebbe trasformato in un investigatore dell’animo umano, primo fra tutti il suo, anche grazie all’aver ritrovato l’amore della sua vita, la ragazza del liceo, ora avvocato penalista, tal Assunta “Susi” Imparato, con la quale avrebbe finito per metter su famiglia…
Anni dopo, ho pensato bene di riprendere i due personaggi, attualizzandoli e trasportandoli negli anni duemila, trasformando il poliziotto in capitano dei carabinieri e legando le loro storie alla realtà italiana al punto da vederli, nel secondo tomo delle loro storie, affrontare i grandi “misteri” del nostro paese. Dal 2006 in avanti, ho inviato i miei lavori a diversi editori italiani, trovandomi di fronte a una realtà che per molti versi richiama quella dei fumetti: editori “veri”, che non ti rispondono (quando lo fanno) se non mesi dopo e solo per dirti che il tuo lavoro non gli interessa, e editori fasulli (quelli che ti pubblicherebbero qualsiasi cosa, pure i latrati del cane, a patto che li paghi). Vivendo di stipendio non posso permettere di spendere un migliaio d’euro per farmi stampare da altri un mio lavoro, come non intendo spender soldi per legarmi a un’agenzia letteraria che non ti garantisce nulla se non di tenerti legato a sé per un anno nell’ipotesi irrealistica di trovarti un editore in Italia o all’estero.
In quanto agli scrittori “affermati” o presunti tali… be’, diciamo che molti di loro si comportano come certi disegnatori che ho conosciuto: non appena fiutano il talento che metterebbe a rischio il loro cadreghino, fanno quadrato uno con l’altro per chiuderti ogni spazio. Aspettarsi un aiuto, una sorta di entratura facilitata nelle redazioni o un contatto con i loro editor è inutile. Bravo, bravo, ma poi finisce lì, te la devi vedere da solo.
Non che io voglia considerarmi un talento “incompreso”, ma se Flavia Vento, Albano Carrisi e Fabio Volo scrivono libri, penso di poterlo fare anch’io. E so farlo meglio.
E ho deciso pure di fare da solo, di auto-pubblicarmi i miei libri con uno di quei siti di stampa on demand come se ne trovano tanti in Rete. In un mondo globalizzato, connesso h24, gli editori vecchio stile dovranno adattarsi o soccombere. E sebbene io sia legato alla carta stampata, ho deciso di sfruttare anche le possibilità legate all’editoria digitale con gli ebook.
Se li volete, fatelo sapere a Pino che girerà le vostre richieste al mio indirizzo mail o cercateli legati al mio nome su www.lulu.com o Amazon, per dire…
Quando ho chiesto a Pino di realizzarmi le copertine per i miei libri, sapevo che avrebbe fatto un gran lavoro. E non solo perché siamo amici da anni e se fosse venuto meno al rapporto che ci lega, sarei sceso sino a Roma armato di una roncola…
Sapevo che avrebbe svolto un lavoro eccelso comme d’habitude.
Eppure è stato capace di stupirmi."

                   ...to be continued...ho un secondo romanzo su cui fare la cover...

22 commenti:

  1. complimenti per i libri e bellissimo il disegno di Pino troppo troppo bello!

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  2. "Vivendo di stipendio non posso permettere di spendere un migliaio d’euro per farmi stampare da altri un mio lavoro, come non intendo spender soldi per legarmi a un’agenzia letteraria che non ti garantisce nulla se non di tenerti legato a sé per un anno nell’ipotesi irrealistica di trovarti un editore in Italia o all’estero.
    In quanto agli scrittori “affermati” o presunti tali… be’, diciamo che molti di loro si comportano come certi disegnatori che ho conosciuto: non appena fiutano il talento che metterebbe a rischio il loro cadreghino, fanno quadrato uno con l’altro per chiuderti ogni spazio. Aspettarsi un aiuto, una sorta di entratura facilitata nelle redazioni o un contatto con i loro editor è inutile. Bravo, bravo, ma poi finisce lì, te la devi vedere da solo."

    Vero, e non si considera il fatto che spesso alla fine dei conti NON NE VALE NEPPURE LA PENA!

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  3. Mario Uccella3 luglio 2012 13:14

    @ Fumettista: una delle frasi del mio articolo (quella in cui "oso" paragonarmi a scrittori di vaglia come Volo) è stata estrapolata dal contesto e messa su Facebook sullo status di uno degli scrittori "affermati" da me non citati per nome... Un altro di questi, che siccome scrive romanzi ambientati in Francia crede forse d'essere il George Simenon italiano, l'ha definita "una perla di saggezza degna di quei settimanali tipo Oggi".
    In effetti hanno ragione: magari riuscissi a raggiungere una platea vasta come quella che legge quei giornali! Servirebbe a farmi conoscere molto di più di quanto siano conosciuti loro il cui unico scopo pare essere il fancazzismo su FB e lo sputare veleno su chiunque cerchi di sparigliare le loro carte.

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    1. "loro il cui unico scopo pare essere il fancazzismo su FB e lo sputare veleno su chiunque cerchi di sparigliare le loro carte."

      Fregatene e fai quello che ti pare!

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  4. La copertina mi piace, ma il titolo IL TEMPO E' DILEGUATO ha innescato immediatamente il mio senso di ragno, il mio quinto senso e mezzo e sono sicuro che, da qualche parte, ha nitrito il cavallo infartato di Animal House.
    Diieguare è verbo transitivo ( Il vento ha dileguato la nebbia )
    intransitivo ( non appena ho visto arrivare i poliziotti, mi sono dileguato nella nebbia ), ma non funge nel modo in cui lo impiega il signor Uccella. Capisco che DILEGUATO è utilizzato come sinonimo di SCOMPARSO, ma sarebbe stato meglio, appunto, un IL TEMPO E' SCOMPARSO, che ricorda il classico tempus fugit. Meglio, se proprio proprio, IL TEMPO SI E' DILEGUATO. Pinzillacchere apparentemente, ma il titolo è importante: è il biglietto da visita della storia.
    Negli anni ottanta, un pubblicitario riuscì a vendere un romanzetto senza pretese, scritto sotto eteronimo, in virtù del titolo folgorante ( SOTTO IL VESTITO NIENTE ).
    Esistono parecchie altre opzioni: TEMPO AGLI SGOCCIOLI, TIMEOUT, FINE DEI GIOCHI, UN ESTATE CHE NON TORNA, LO SGUARDO PERSO NEL CREPUSCOLO ecc

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    1. Anch'io come ho letto il titolo, sono saltato sulla sedia...poi conoscendo Mario, mi sono detto "Ci sarà un motivo...e senz'altro lo troverò all'interno del libro...oppure cita qualcosa che o mi sfugge...oppure non conosco!"

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  5. Mario Uccella3 luglio 2012 14:03

    Se non fosse che il verso è tratto da una poesia di Pier Paolo Pasolini...

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  6. Un poeta ed un profeta a cui dobbiamo, tra le altre cose, il termine Palazzo e la differenza tra progresso e sviluppo.
    Indubbiamente ha un maggior controllo di palla di me quando si tratta di giocare nel campo della lingua italiana ( ed anche del dialetto di cui era un fiero sostenitore in quanto veicolo di autenticità ).
    Resto però dell'idea - tante teste tante sentenze - che non sia la soluzione migliore, ma spero vivamente di esser smentito dai fatti ( un sincero in bocca al lupo ! ).
    Considerato che siamo ospiti di un cartoonist o fumettaro che dir si voglia, ricordo il caso di Peppe Ferrandino ( sceneggiatore di parecchi fumetti ) che pubblicò il suo Pericle il Nero per Granata Press nell'indifferenza generale. Solo quando Gallimard ne fece un bestseller in Francia, il romanzo, ripubblicato da Adelphi, ebbe la considerazione che meritava da pubblico e critica. E Pericle il Nero era drammatico, vagamente bacchelliano nel tono ( penso al personaggio del Raguseo ) del titolo! Come dice il tale, la fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo...see ya in the bookstores!

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    1. Pienamente d'accordo con te...a volte basta un titolo azzeccato per garantire il successo di vendite ad una qualunque opera dell'ingegno umano, dall'opera letteraria al fumetto!

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    2. Mario Uccella3 luglio 2012 16:13

      Guarda caso, nel mio secondo romanzo, che si chiama "Fino alla fine del mondo", come il film di Wim Wenders e la canzone degli U2 che ne fa da colonna sonora, e che porterà pure questo la cover di Pino, c'è un personaggio soprannominato Raguseo... solo che il mio è il simulacro di un personaggio reale, per l'esattezza di Danilo Abbruciati detto er Camaleonte, uno dei cosiddetti boss della Banda della Magliana.

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  7. In bocca al lupo per Mario e complimenti a Pino per la copertina!!!!

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    1. Non devi farli a me i complimenti per la copertina, ma a chi me l'ha ispirata!

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  8. "Benvenuti nel magico mondo di Willard the Witch"
    Piccola autocitazione infilata da Pino nel lato sinistro della "foto di gruppo".
    Una gran bella grafica di copertina.
    Sarai anche un fumettaro ma lo studio delle copertine è un'arte a sè non sempre adeguatamente sfruttata in Italia...ma tu, che sei "americano", sai bene quanto conta.

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    1. "Benvenuti nel magico mondo di Willard the Witch" E' un pegno non invasivo che faccio pagare agli amici che vogliono una copertina da me...finora sei l'unico che l'ha notato!BRAVO! Hai vinto un NON premio!

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  9. IL TEMPO E' DILEGUATO e FINO ALLA FINE DEL MONDO ? Mmm.
    Il mio terapeuta di sostegno - ora in una camicia di forza nel famigerato Arkham Asylum - direbbe che hai una cupio dissolvi o che sei stato morso, da bambino, da un orologio radioattivo !
    Sono davvero contento di leggere che hai creato un personaggio che si chiama Raguseo, perchè è un'altra pezza d'appoggio alla mia teoria che tutto è collegato a tutto come, in filigrana, dimostra il popolare giochino Six degrees with Kevin Bacon secondo cui è possibile in sei passaggi collegare il divo di Footloose a chiunque ad Hoolywood.

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    1. Mario Uccella4 luglio 2012 11:53

      @ Crepascolo: TUTTO e' collegato. Molto più di quanto si pensi...

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  10. @Mario Uccella
    Lo so.

    Kevin Bacon in JFK è al gabbio, in realtà, perchè sospettato di essere il trait d'union tra la Banda della Magliana, i cubani anticastristi, Cosa Nostra ed una setta segreta che preferiva i Pecos Bill di Lavezzolo al Tex di Galep.
    In una scena di raro pathos, Joe Pesci, inquietante ex seminarista cacciato perchè gay e pilota provetto, spiega che
    " il layout delle tavole era tale e quale a quello di Kirby e che il punto di vista del disegnatore ricordava quello del Gene Colan + maturo ".
    Stone ha dovuto tagliare parecchi metri di pellicola, non perchè temesse un flop, ma per la paura che i fans di Aquila della Notte assumessero un killer della BdM per stecchire metà del suo cast.
    Io sono stati negli Alpini e ho tirato una granata sui piedi di un caporal maggiore, quindi non si può dire che non sia un cuordileone, ma ti assicuro che, da quando ho raccolto il pettegolezzo in rete, ho preso la precauzione di nascondere le mie raccolte anni novanta near mint a quattro colori con le storie del cowboy con la frezza dietro gli aggiornamenti della Treccani...

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  11. Mario Uccella4 luglio 2012 22:16

    Per tacer di Donald "Attila" Sutherland che in JFK interpreta un agente della CIA che spiega a uno spaesato Kevin Costner come lui avrebbe "ucciso" il presidente e in "Piazza delle cinque lune" ribalta il suo ruolo interpretando il giudice italiano al quale viene spiegato da un mellifluo F.Murray Abrham, uno dei motivi per cui Aldo Moro sarebbe stato rapito e poi ucciso non proprio dalla Brigate Rosse...

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  12. Ricordo un perplesso Tullio Kezich sul Corsera che stigmatizzava l'indifferenza con cui pubblico e critica italiana avevano accolto le rivelazioni del personaggio di Don Sutherland
    ( secondo Stone , non un " vero " agente CIA, ma la " somma " antropomorfa di diverse operazioni di Langley in giro x il mondo, una specie di coro greco che racconta la/e verità nascosta/e ).

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  13. La pistola è prefetta, sembra vera,
    ma la foto di gruppo è la cosa più bella.
    Mi piace quel senso di "istantanea" che sei riuscito a donargli.
    Grande Pino!
    ciao

    Carlo

    p.s. tra l'altro ho sbagliato due volte ad inserire il codice nel box dei commenti. questo dimostra che sono un robot?
    Il dubbio (in perfetto stile P.K.Dick )comincia a venirmi...

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    1. Grazie Carlo.
      La pistola iperrealistica con la foto più da fumetto sono volute.
      La pistola rappresenta il presente che viviamo,in cui non abbiamo sfumature di fantasia, è quello e non puoi scappare, mentre la foto è il passato che spesso non è mai esattamente come ce lo ricordiamo, ma come ce lo "DISEGNIAMO"!

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    2. Mario Uccella5 luglio 2012 13:55

      Mai definizione fu più calzante per il tema del mio romanzo...

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